Non siamo lo Stato

 

                                   

 

                                   

E lo Stato non è “noi”!

 

                                   

 

                                   

An-archia, dal Greco antico άν-άρχή, letteralmente “mancanza di governo” sottinteso “imposto”, sostituito piuttosto da cosciente “auto-governo”.

 

In questo senso, quasi sinonimo di aut-archia, ma senza quell'esasperata "unicità dell'idea", con forte tendenza ad imporsi annullandone ogni altra, isolandosi da qualunque dialettica e, di fatto, estraniandosi da ogni contesto, sia sociale che storico.

 

 

L'Anarchia è il modello di organizzazione sociale minima proposto dall'Anarchismo, movimento nato dall'idea di un Socialismo individualista-solidale e, quindi, di una possibile convivenza pacifica tra gli uomini, fondata sull'innato buonsenso di autonomia, responsabilità e libertà degli individui, ovvero un non corrotto rispetto di sé stessi, degli altri e del comune ambiente naturale, sociale ed economico.

 

Il modello sociale anarchico rende praticamente inutile, e porta di conseguenza a rifiutare, qualsivoglia forma di cosiddetto “Stato”, quale astratto “potere costituito”, un arbitrario ordinamento giuridico-politico cioè, che - a fini non certamente favorizzanti l'individualità, la libertà di pensiero e d'azione, né l'eguaglianza o l'equità sociale - esercita un potere definito “sovrano” su natura e umani.

 

 

Dichiarando infatti le persone ed il loro ambiente come “soggetti ad esso appartenenti”, lo Stato in altre parole se ne autoproclama (ovviamente in modo del tutto arbitrario) inviolabile “possessore”, governandoli, se riluttanti, anche con l'utilizzo della violenza, ad esempio imponendosi attraverso forze economiche, di ordine pubblico e militari armate, delle quali si autoelegge inoltre (nuovamente in modo del tutto arbitrario) “legittimo” detentore monopolizzante.

 

Per far accettare questo fin troppo palese sopruso di pochissimi potenti su moltissimi deboli, chi “governa” cerca da sempre di dare al concetto “Stato” anche una serie di significati menzogneri, tra cui quello ammiccante di “Stato-Comunità”, a comprendere l'insieme di una popolazione stanziale in realtà completamente “aggiogata” (sì proprio dal Latino iugum, “giogo”) su un territorio ben delimitato da “confini”, di fatto a violare la sacralità di una Natura libera, popolazione e territorio entrambi organizzati da un “potere centrale” fanaticamente chiamato “Stato-Nazione”.

 

 

Ma proprio quel “Potere centrale” - millantato “sovrano” e praticamente “assoluto”, troppo spesso facendo storicamente anche ricorso alla inappellabile volontà di un inventato dio (vedi ad esempio le sue nefande incarnazioni nelle figure di Papi e Re!), così impersonale e totalmente sradicato dal qualsiasi sano concetto di “Popolo” - (r)esiste comunque e ancora oggi a sé stante, opera indipendentemente dalle singole persone, detiene il monopolio della forza ed impone il rispetto di leggi e norme anche palesemente arbitrarie e di fatto ingiuste (moderne pseudo demo-crazie e re-pubbliche, pur se autodefinentisi “liberali”, non fanno certo eccezione...).

 

Tale “Stato-Apparato”,

non siamo noi!

 

Non è mai stato,

non è

e non potrà mai essere

“noi”!

 

“Lo Stato siamo noi” è da questo punto di vista una delle più cancerogene blasfemie contro la libertà degli umani, seconda, in quanto proto-crimine contro l'umanità, solo all'invenzione di dio e seguita, appena di recente e con notevole distacco, dalle armi di distruzione e quelle di distrazione di massa!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Il concetto di “anarchia”

 

                                   

 

                                   

Concettualmente l'Anarchia nasce già agli inizi dell'XVI secolo con il termine “Utopia”, omonima opera dell'umanista, scrittore e politico inglese Thomas More.

 

Italianizzato in Tommaso Moro, è addirittura santo delle Chiese sia Cattolica che Anglicana, ma solo perché condannato a morte per alto tradimento dopo aver rifiutato la autodichiarata supremazia di Enrico VIII sulla Chiesa, non certo per il suo rivoluzionario pensiero di Utopia, la sua isola immaginaria di una società ideale, il cui sistema politico è anarchico.

 

 

Ma qui molta attenzione, perché “utopia” si presta ad interpretazioni divergenti:

 

- può sì essere “ou-topia”, a significare quindi quel luogo ideale che non esiste, come comunemente interpretato ed in questo caso con il significato letterale di “nessun luogo”

 

- ma può anche e preferibilmente riferire ad “eu-topia”, cioè un luogo ideale che, al contrario, esiste davvero, vale a dire il luogo preferito, “il luogo perfetto”!

 

Per capirci, lo Smultronstället di Ingmar Bergman, in Italiano erroneamente tradotto “Il posto delle fragole”, mentre in Inglese più correttamente “The wild strawberry patch”, la Fragaria Vesca nel binomiale di Linneo...

 

Non la "fragola" coltivata quindi, ma la “fragolina di bosco”, quella naturale, non modificata o artefatta in alcun modo dall'uomo, conosciuta per i suoi acheni oggi paradossalmente chiamati falsi frutti fragola, per cui piuttosto e molto meglio traducibile in “Il posto delle fragoline selvatiche”, nel senso de “il mio, il nostro personale, spesso tenuto segreto, piccolo Paradiso Perduto sulla Terra”: tutti dovrebbero averne uno!...).

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Il termine “anarchia”

 

                                   

 

                                   

Come termine moderno l'Anarchia nascerà invece solo nella prima metà del XIX secolo ad opera del filosofo, sociologo ed economista francese Pierre-Joseph Proudhon, il primo ad attribuire un significato positivo ad “anarchia”, fino ad allora di senso esclusivamente dispregiativo e per questo usato come sinonimo di caos e disordine.

 

Le radici di questa nuova accezione affondando comunque nell'Illuminismo del XVIII secolo:

 

- nel pensiero liberale dell'Abate, filosofo della mente, enciclopedista ed economista francese Étienne Bonnot de Condillac

 

- in quello del parigino Conte Donatien-Alphonse-François de Sade, forse meglio (spesso solo) noto come “Marchese de Sade”, ma in effetti filosofo, scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e, se pur aristocratico, comunque politico rivoluzionario francese e Delegato della Convenzione Nazionale, esponente estremista del cosiddetto “Libertinismo” e dell'Illuminismo più radicale

 

- come pure in quello del pensatore radicale, rivoluzionario, scrittore, filosofo e musicista svizzero Jean-Jacques Rousseau, esponente atipico dell'Illuminismo e le cui idee socio-politiche influenzeranno la stessa Rivoluzione Francese, favorendo così lo sviluppo delle teorie socialiste con il suo

 

L'uomo è nato libero,

ma è ovunque in catene!...

 

- ma soprattutto in quello del filosofo, scrittore e politico britannico William Godwin, uno dei pionieri del pensiero anarchico inteso come abolizione di un governo centralizzato, il quale trasforma la profonda delusione dovuta al fallimento della Rivoluzione Francese, seguita dalla Dittatura Giacobina, nello sviluppo di un modello di ordinamento sociale decentrato con libere comunità indipendenti, attraverso una graduale liberazione della società dallo strapotere dello Stato, grazie alla maturazione di un'etica individualista e comunitaria insieme.