Andrea Mantegna, "Il Cristo morto" o anche "Lamento su Cristo morto" ovvero "Cristo morto e tre dolenti", tempera su tela, 68 x 81 cm, databile tra il 1475-1478 circa, Pinacoteca di Brera, Milano

Il Cristo deposto, amorosamente lavato, unto e pianto, uno dei simboli del Rinascimento italiano

 

"C'erano anche lą molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesł dalla Galilea per servirlo.

Tra costoro Maria di Mągdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedčo.

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatča, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesł.

Egli andņ da Pilato e gli chiese il corpo di Gesł.

 

Allora Pilato ordinņ che gli fosse consegnato.

Giuseppe, preso il corpo di Gesł, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andņ.

 

Erano lģ, davanti al sepolcro, Maria di Mągdala e l'altra Maria."

 

Matteo 27, 55-61

   

 

                                   

 

                                   

Rivivendo la storia del nostro futuro

 

                                   

 

                                   

 

     

 

                                   

 

                                   

A distanza di quasi mezzo secolo “El Pais” pubblica foto del Che Guevara morto, alcune delle quali inedite.

 

Scattate da Marc Hutten, all'epoca corrispondente della France Presse, unico giornalista a documentare il corpo esanime del rivoluzionario argentino prima e dopo l'esposizione al pubblico, le ritrova oggi in una scatola di sigari Imanol Arteaga, nipote del prete spagnolo, ex missionario in Bolivia, cui il fotografo ne affida copie, temendo di non poterle far uscire dal Paese.

 

                                   

 

                                   

 

     

 

                                   

 

                                   

 

 

Marc Hutten, Oltraggio al Che morto, 1967

Abbandonato, tadito, braccato, fatto prigioniero, torturato e assassinato

 

Basti confrontare la foto sopra, prima di trucco e parrucco, e quella sotto, del tutto ripulito, acconciato e ben preparato per ostentarlo come una preda, circondato da un carosello di alti militari boliviani, spie dei servizi segreti nazionali e statunitensi, fotografi ufficiali...

 

Ostensione non di un corpo ma di un simbolo caduto, ad esorcizzare i peggiori incubi politici di un epocale cambiamento sociale nel Sud-America e nel mondo, dissacrante messa in scena costringendo i campesinos del luogo a sfilargli davanti per convincerli che sia morto davvero, poi, subito dopo il macabro rituale delle foto ricordo con i suoi carnefici, gli verranno mozzate le mani e da ultimo il cadavere gettato in una fossa comune con i compagni guerriglieri, nella giungla pił profonda, in un luogo rimasto segreto per decenni.