I giorni di rinnovamento e di speranza del Concilio Vaticano II sono ormai lontani,

quasi dimenticati o cancellati!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

“Democrazia nella Chiesa:

 

                                   

il Concilio è stato tradito!”

 

                                   

 

                                   

di Hans Küng

 

                                   

Da La Repubblica - 27 gennaio 2000

 

                                   

 

                                   

 

                                   

La riflessione sul futuro della Chiesa di uno dei più

grandi teologi viventi

 

 

“Quando all'inizio degli Anni Sessanta, dopo la prima

sessione del Concilio Vaticano II, preparavo il mio primo

viaggio negli Stati Uniti per tenervi delle conferenze sul

tema ‘Chiesa e Libertà’, un uditore americano mi disse:

 

‘Sapevo che c’è la Chiesa, come sapevo che c’è la

Libertà, ma non sapevo che esse possono stare

insieme’.”

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ora, con il Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica ha senza

dubbio ampliato di molto lo spazio della libertà: libertà

religiosa, libertà di coscienza, libertà di opinione, di discorso e

di stampa.

 

Contemporaneamente però non si può negare che già durante

il Concilio come dopo e in maniera particolarissima sotto

l’attuale Pontificato da parte della Curia Romana è stato fatto di

tutto per reprimere il più possibile la libertà nella Chiesa.

 

 

Si è cercato di ammutolire le voci critiche, sia che si trattasse

di un Vescovo o di un teologo, di un pastore d’anime o di una

suora.

 

Intere Conferenze Episcopali vennero richiamate all’ordine e

piegate al corso vaticano da “quinte colonne” obbedienti a

Roma.

 

                                   

 

                                   

Nella teologia cattolica si è di nuovo diffuso il

conformismo.

 

                                   

 

                                   

Al riguardo è sufficiente ricordare che in Germania

un’associazione femminile cattolica, fino ad ora attiva nella

consulenza in casi di gravidanze difficili, di fronte

all’atteggiamento, totalmente incomprensibile, del Papa,

pretende di organizzare autonomamente questa consulenza in

accordo con le leggi dello Stato.

 

E già il Vescovo competente dichiara che a queste donne si

dovrebbe chiudere il rubinetto delle sovvenzioni.

 

 

Oppure basta che un teologo ed emerito esegeta della Svizzera

scriva un articolo, in cui, alla luce del Nuovo Testamento,

mette in discussione le irrigidite strutture ecclesiastiche, quali

si sono formate nel corso dei secoli, perché un arrogante

giovane Vescovo, che subito dopo la sua elezione si è

interamente piegato al corso romano, pensi di dover aizzare

l’intera Conferenza Episcopale del nostro paese affinché tolga

in ogni forma a questo Professor Emeritus la fiducia che,

questi, a quanto mi consta, non ha mai goduto pienamente.

 

Inoltre i Vescovi devono ammettere che la situazione della

attività pastorale in Svizzera diventa sempre più catastrofica, il

clero cattolico è in tutto o in parte in via di estinzione e un

numero sempre maggiore di comunità si trova privo della

regolare celebrazione eucaristica.

 

 

Ma invece di impegnarsi decisamente per l’abolizione

dell’infausta legge medievale del celibato e, a certe condizioni,

di ordinare una buona volta i molti laici, uomini e donne, ben

formati teologicamente, così che le nostre comunità abbiano di

nuovo celebrazioni eucaristiche regolari, ci si profonde in

manovre, autoillusioni e vuoti appelli al laicato.

 

Basterebbe inoltre che un Vescovo leggesse la Prima Lettera ai

Corinzi per constatare che nella Comunità di Corinto, quando

l’Apostolo Paolo non era presente, gli uomini e le donne di

questa Comunità hanno celebrato l’Eucarestia senza fare

ricorso a ministri ordinati.

 

 

Questo non è affatto il modello che ora si dovrebbe esaltare

universalmente.

 

Esso però dimostra che il sacerdozio universale dei fedeli non

è una frase vuota e che le nostre Comunità non devono

rimanere senza Eucarestia per colpa della cecità e ostinazione

della Gerarchia Ecclesiastica.

 

 

Oppure basta che un noto Vescovo, il Presidente della

Conferenza Episcopale Tedesca, osi affermare che il Papa,

quando non è più in grado di assolvere pienamente il suo

ufficio, avrebbe sicuramente il coraggio di ritirarsi.

 

E subito in Italia, ma non soltanto là, si elevano enormi

proteste, come se la questione dell’abdicazione di un Papa, per

motivi di salute, fosse un delitto di lesa maestà.

 

 

Del resto una simile questione è perfettamente prevista dal

Codex Iuris Canonici; il Papa non deve far approvare le sue

dimissioni da una qualche commissione.

 

Va però insieme osservato che con l’attuale autoritario Papa

polacco esisterebbe il serio pericolo che, in caso di dimissioni,

egli cerchi di predeterminare un successore a lui gradito.

 

 

Chi dovrebbe poter impedire al Papa di parlare con singoli

Cardinali sul candidato da lui desiderato e, quindi, di

manipolare l’elezione?

 

E a Roma sanno tutti che la gente dell’Opus Dei auspica di

nuovo un Papa ad essa vicino e ha paura che il successore del

Papa attuale possa fare ritorno al corso rinnovatore del

Concilio Vaticano II e, quindi, ridurre o eliminare il notorio

influsso dell’Opus Dei, di questa organizzazione segreta

reazionaria, ma potente finanziariamente.

 

                                   

 

                                   

Con ciò siamo al punto decisivo: il Concilio Vaticano II

ha cercato di rinnovare, alla luce del Nuovo Testamento,

l’intera struttura ecclesiastica e, in particolare, di

stabilire, al posto dell’assolutistica autocrazia papale,

la collegialità di Papa e Vescovi.

 

                                   

 

                                   

Ma proprio su questo punto il Concilio è stato tradito, da un

Papa autoritario e da un Episcopato codardo.

 

Una discussione sulla urgentemente necessaria riforma della

Curia è stata bloccata già durante il Vaticano II, e dopo il

Concilio è stata impedita anche la riforma della Curia.

 

 

Così la Chiesa Cattolica, ad onta della splendida facciata

romana, si trova in una seria crisi strutturale e costituzionale.

 

Nel frattempo perfino tra i più fedeli della stessa Curia sono

stati sollevati dubbi che si chiedono se l’attuale stile di governo

del Papa e di certi Cardinali corrisponda ancora al Vangelo di

Gesù Cristo.

 

 

In effetti si tratta del Sistema Romano in generale, quale si è

formato come un sistema clericale, giuridico assolutistico,

soprattutto nel sec. XI durante la cosiddetta Riforma

Gregoriana.

 

Infatti solo a partire dal sec. XI esiste questa forma di Chiesa

del Potere e del Diritto Papale, c’è nella nostra Chiesa il

dominio assolutistico del Vescovo Romano sull’Ecclesia

Catholica, c’è questo predominio del clero sui laici, c’è la fatale

legge del celibato e così via.

 

 

Naturalmente nel nostro secolo e in particolare sotto l’attuale

Papa a ciò si sono aggiunti altri elementi specifici.

 

E se oggi nella Repubblica Federale di Germania si prende

conoscenza fin troppo tardi dei distruttivi effetti del “sistema

Kohl”, si dovrebbe analizzare spassionatamente anche il

“sistema Wojtyla”, che rivela sorprendenti parallelismi con il

“sistema Kohl”.

 

 

Alcuni aspetti risaltano a prima vista:

 

uno stile di governo paternalistico,

 

circondarsi di persone che dicono sì e premiare i fedeli seguaci,

punire spietatamente gli spiriti critici,

 

cordate e favoritismi con nomine a gente qualificata

(i Cardinali Groer e Meissner, i vescovi Haas, Krenn),

 

tolleranza nei confronti di operazioni finanziarie oscure (legate

ai nomi di Calvi, Sindona e Marcinkus, il quale ultimo dal

Vaticano è stato sottratto alla giustizia italiana);

 

costose imprese giubiliari, non importa da chi pagate;

 

legame emotivo con i Capi, che sembra più importante degli

obblighi nei confronti della Comunità Ecclesiale;

 

e in tutto ciò l’emergere di pressanti problemi e una politica,

concentrata sulla conservazione e sull’ampliamento del potere,

 

e buon ultimo una sopravvalutazione della propria opera

storica e un ostinato attaccamento all’ufficio...

 

 

Di fronte a questo “sistema”, per noi della Fondazione “Per la

Libertà nella Chiesa”, il punto di vista è chiaro:

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Noi siamo contro una Chiesa del potere e del dominio, della

burocrazia e della discriminazione, della repressione e

dell’inquisizione.

 

                                   

 

                                   

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della filantropia, del

dialogo, della sonorità e dell’ospitalità anche per i non

conformisti, del servire non pretenzioso delle sue guide

e della sociale comunione solidaristica, che non esclude

dalla Chiesa nuove energie e idee religiose, ma le fa

fruttare.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Noi siamo contro una Chiesa dell’immobilità dogmatica, della

censura moralistica e del garantismo giuridistico, della

canonistica che tutto regola, dell’onnisciente scolastica e della

paura.

 

                                   

 

                                   

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della lieta novella e

della gioia, di una teologia orientata sul semplice

Vangelo, che presta ascolto agli uomini invece di essere

puramente indottrinata dall’alto, una Chiesa che non si

limita a insegnare, ma è anche sempre disposta ad

imparare.