Il delitto politico

e la nascita delle società segrete nel 1800

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Carboneria e Massoneria

Origini ed evoluzione nel 1800

 

                                   

 

                                   

Nell’esaminare la materia dei delitti politici nell’Ottocento non si può fare a meno di analizzare quei movimenti ideologici e culturali che portarono alla loro proliferazione in questo secolo.

 

 

La Carboneria nacque quando già le Logge massoniche erano diffuse dappertutto, anche se si ritiene che abbia avuto origine già nel 1718 a Napoli, per opera della famiglia Pignatelli.

 

Essa acquistò in breve tempo grande popolarità, poiché si adattava agli interessi della borghesia e allo spirito d’indipendenza che si andava diffondendo.

 

 

Le due associazioni non furono mai rivali, la Massoneria era più caratteristica delle classi elevate, assumendo un carattere più aristocratico, con prevalenza di intellettuali, gente di pensiero più che di azione.

 

La Carboneria invece, più popolare e accessibile, passò rapidamente dalla trattazione d’argomenti morali e dell’eguaglianza civile e sociale alla trattazione dei concetti di patria e d’indipendenza.
 

 

In un primo momento la dottrina dei Carbonari fu interamente fondata sul Vangelo, invitando gli uomini all’odio per il dispotismo e all’amore per la Patria, tanto che persino Papa Pio VII ne esaltò il patriottismo.

 

Successivamente, con la Restaurazione si iniziò la dura e lunga repressione di queste sètte, che vennero proibite in quanto “manifesti attentati alla legge”.

 

 

Esemplare fu la repressione attuata nel 1820 dal Duca di Modena Francesco IV, che con un decreto aveva reintrodotto le condanne di morte per gli iscritti alla Carboneria e alle altre associazioni.
 

Le persecuzioni alle società segrete però non le bloccarono, ma le resero più caute.

 

 

Infatti, mentre la Massoneria si sgretolò sotto la repressione, la Carboneria avanzò e si affermò e con essa anche altre formazioni settarie come i “Guelfi” e gli “Adelfi”.

 

Testimonianza di questa tendenza fu il Patto d’Ausonia, pubblicato dal St. Edme a Parigi nel 1821, poiché esso rappresentava in pochi articoli il Programma della Carboneria, mettendo in luce le aspirazioni dei patrioti e la loro visione di un’Italia unita, con un’Amministrazione centrale a Roma e Amministrazioni locali nelle Province.
 

 

Dopo la repressione del 1820-21, però, furono uccisi o imprigionati i capi dei movimenti, gli altri maggiori esponenti del Liberalismo italiano si rifugiarono all’estero e vennero ridotte al silenzio e alla miseria le loro famiglie.

 

L’Italia sembrava avere acquistato una certa tranquillità, ma si trattò di una calma apparente.

 

 

Nel 1831 infatti, sulla spinta delle correnti liberali degli altri Paesi europei, scoppiarono in tutta la penisola nuovi moti rivoluzionari.

 

Il 4 febbraio ci furono rivolte a Bologna e Parma, dopo pochi giorni aderirono Romagna, Marche e Umbria e si costituì il Governo delle Province Unite: l’8 febbraio venne proclamata solennemente la decadenza del potere temporale.

 

 

La vittoria dei rivoluzionari italiani fu però breve perché l’Esercito Austriaco, guidato dal Generale Frimont, lo stesso che dieci anni prima aveva sconfitto le truppe ribellatesi a Napoli, iniziò la riconquista dell’Italia Centrale sconfiggendo il Generale Zucchi a Rimini.

 

Questi avvenimenti determinarono nel Paese la crisi del movimento settario, mettendo in luce come ne fossero in realtà ancora ristrette le basi sociali e di come fosse eccessiva la fiducia riposta nella possibilità di convincere i sovrani a realizzare riforme dell’ordinamento statale.

 

 

In più, l’opera di propaganda e reclutamento segreto era limitata a causa delle censure sulla stampa, della delazione e dello spionaggio.

 

Ciò nonostante questa brutta esperienza spinse i patrioti ad elaborare programmi più adatti alla lotta per l’indipendenza.

 

 

Colui che diede il più alto contributo in questa progettazione di nuove rivolte, fu Mazzini.
 

Nel 1831 Giuseppe Mazzini fondò a Marsiglia, fra gli esuli italiani, la “Giovine Italia”.

 

                                   

 

                                   

 

 

Questa associazione che nei primi anni

venne chiamata Carboneria riformata,

ben presto assunse connotati massonici,

pubblicizzando il lavoro segreto

e facendo segretamente solo quello

che non poteva farsi pubblicamente”.

   

 

                                   

 

                                   

Al centro del Programma Mazziniano vi era la rivoluzione nazionale e il superamento dei movimenti locali e settari, egli concepiva la liberazione ed il rinnovamento dell’Italia senza l’aiuto straniero e senza compromessi con le forze conservatrici, ma come risultato di un movimento rivoluzionario popolare.

 

Secondo tale pensiero questa ribellione doveva partire dai luoghi in cui si avvertiva di più il peso del cattivo governo, della povertà e dell’arretratezza.
 

 

Nel 1843 un gruppo di Mazziniani occupò Imola, prima tappa di un’insurrezione della Romagna, ma fu un completo fallimento, i capi vennero catturati, processati e sette di loro giustiziati.

 

Fallimentare fu anche la spedizione nel 1844 dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, fondatori della società segreta Esperia, costruita sul modello della Giovine Italia.

 

 

La delusione per questi insuccessi però non frenò l’opera dei Liberali.
 

Il primo gennaio del 1848 i cittadini milanesi proclamarono lo sciopero del fumo, provocando nei giorni successivi la dura repressione del Maresciallo austriaco Radetzky; poco dopo, a Palermo apparvero sui muri manifesti che invitavano alla rivolta.

 

 

Ovunque in Italia ed Europa vi furono forme accese di protesta: scioperi di operai, rivolte contro la censura della stampa e agitazioni per la libertà di associazione e di riunione.

 

Il 23 gennaio il Re Ferdinando concesse l’amnistia per i detenuti politici, e fu costretto a promulgare la Costituzione.

 

 

Ci fu un effetto domino.

 

In Toscana il Granduca Leopoldo II concesse la Costituzione il 17 febbraio, il 14 marzo fu la volta di Papa Pio IX.

 

 

Nel frattempo scoppiava la Prima Guerra d’Indipendenza dall’Austria.

 

Il 29 aprile il Papa, si distaccò dall’Alleanza richiamando le sue truppe e provocando la ritirata di Ferdinando II e del Granduca di Toscana.

 

 

A Roma Il 15 novembre fu ucciso il Presidente del Consiglio Pellegrino Rossi e le agitazioni che seguirono indussero il Papa a rifugiarsi a Gaeta.

 

I Democratici organizzarono allora una Assemblea Costituente, che nel febbraio del 1849 proclamò la fine del potere temporale e l’istituzione della Repubblica Romana.

 

 

Il potere fu affidato al Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.

 

L’esperienza repubblicana si concluse il primo luglio con l’entrata delle Truppe Francesi in città, lo stesso giorno in cui veniva promulgata la Costituzione.
 

 

Il programma di ripresa dell’azione rivoluzionaria fu tracciata da Mazzini e dai membri del Comitato di Londra nel 1851.

 

Secondo il nuovo piano la spinta insurrezionale sarebbe venuta dalla Lombardia, ma nella fase preparatoria parecchi cospiratori caddero nelle mani della polizia e vennero condannati a morte.

 

 

Il tentativo fu comunque portato avanti e venne stroncato il 6 febbraio del 1853.
 

Una nuova ondata di critiche contro i Repubblicani portò ad una affermazione dell’opposizione democratica.

 

 

Nel 1857 alcuni ex mazziniani come Giuseppe Garibaldi e Giuseppe La Farina, formarono la Società Nazionale, che si proponeva di svolgere un’azione autonoma all’insegna del motto

 

                                   

 

                                   

 

 

L’Italia e Vittorio Emanuele” 

   

 

                                   

 

                                   

e di spingere Cavour ed il Re a far propria la causa unitaria.

 

Di fronte ai progressi di questa corrente i dissensi tra Mazziniani e gruppi di sinistra si attenuarono fino ad arrivare ad un accordo tra Mazzini e Pisacane riguardante l’impresa insurrezionale meridionale, la Spedizione di Sapri, ma il tentativo fallì a causa del mancato sostegno delle organizzazioni politiche clandestine e delle popolazioni locali.

 


Solo con l’
unificazione d’Italia e con le elezioni per il nuovo Parlamento Italiano nel 1861, apparve chiaro come il Partito Moderato era risultato vincente.


Rimaneva però ancora aperta la Questione Romana.