Professor Emeritus Hans Küng è esplicito: "La Chiesa Cattolica si richiama

a Gesù Cristo come origine e fondamento!" - tutt'altra cosa è l'attuale

cosiddetto 'Sistema Romano' o, meglio, Centralismo Medioevale Romano,

che nasce soltanto nell'XI sec.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

“Benedetto XVI

 

                                   

ha fallito

 

                                   

 

                                   

I Cattolici perdono

 

                                   

la fiducia”

 

                                   

 

                                   

di Hans Küng

 

                                   

Da La Repubblica - 15 aprile 2010

 

                                   

 

                                   

 

                                   

“Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger

- oggi Benedetto XVI - ed io eravamo i

due più giovani teologi del Concilio.

 

Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in

piena attività.

 

 

Ho sempre inteso il mio impegno

teologico come un servizio alla Chiesa.

 

Per questo, mosso da preoccupazione per

la crisi di fiducia in cui versa questa

nostra Chiesa, la più profonda che si

ricordi dai tempi della Riforma ad oggi,

mi rivolgo a voi, in occasione del quinto

anniversario dell'elezione di Papa

Benedetto al soglio pontificio, con una

lettera aperta.

 

È questo infatti l'unico mezzo di cui

dispongo per mettermi in contatto con

voi.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Avevo apprezzato molto a suo tempo l'invito di Papa 

Benedetto, che malgrado la mia posizione critica nei

suoi riguardi mi accordò, poco dopo l'inizio del suo

pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in

modo amichevole.

 

Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già

mio collega all'Università di Tübingen, avrebbe trovato

comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della

Chiesa e un'intesa ecumenica, nello spirito del Concilio

Vaticano II.

 

 

Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e

tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica,

non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più

di una volta a Papa Benedetto nella corrispondenza che

ho avuto con lui.

 

Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere

con scrupolo agli impegni quotidiani del papato, e

inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli Encicliche sulla

fede, la speranza e l'amore.

 

 

Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo

Pontificato si dimostra ogni giorno di più come

un'ulteriore occasione perduta, per non aver saputo

cogliere una serie di opportunità:

 

 

- È mancato il ravvicinamento alle Chiese Evangeliche,

non considerate neppure come Chiese nel senso

proprio del termine: da qui l'impossiblità di un

riconoscimento delle sue Autorità e della celebrazione

comune dell'Eucaristia.

 

 

- È mancata la continuità del dialogo con gli Ebrei: il

Papa ha reintrodotto l'uso preconciliare della

Preghiera per l'Illuminazione degli Ebrei; ha accolto

nella Chiesa alcuni Vescovi notoriamente scismatici e

antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e

prende in seria considerazione l'Ebraismo solo in

quanto radice storica del Cristianesimo, e non già

come Comunità di fede che tuttora persegue il proprio

cammino di salvezza.

 

In tutto il mondo gli Ebrei hanno espresso sdegno per

le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in

occasione della liturgia del Venerdì Santo ha

paragonato le critiche rivolte al Papa alle persecuzioni

antisemite.

 

 

- Con i Musulmani si è mancato di portare avanti un

dialogo improntato alla fiducia.

 

Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato

dal Papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI

ha dato dell'Islam un'immagine caricaturale,

descrivendolo come una Religione disumana e violenta

e alimentando così la diffidenza tra i Musulmani.

 

 

- È mancata la riconciliazione con i nativi dell'America

Latina: in tutta serietà, il Papa ha sostenuto che quei

popoli colonizzati “anelassero” ad accogliere la

Religione dei conquistatori europei.

 

 

- Non si è colta l'opportunità di venire in aiuto alle

popolazioni dell'Africa nella lotta contro la

sovrappopolazione e l'AIDS, assecondando la

contraccezione e l'uso del preservativo.

 

 

- Non si è colta l'opportunità di riconciliarsi con la

scienza moderna, riconoscendo senza ambiguità la

teoria dell'evoluzione e aderendo, seppure con le

debite differenziazioni, alle nuove prospettive della

ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.

 

 

- Si è mancato di adottare infine, all'interno stesso del

Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come

bussola di orientamento della Chiesa Cattolica,

portando avanti le sue riforme.

 

Quest'ultimo punto, stimatissimi Vescovi, riveste

un'importanza cruciale.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Questo Papa non ha mai smesso di

relativizzare i testi del Concilio,

interpretandoli in senso regressivo e

contrario allo spirito dei Padri Conciliari,

e giungendo addirittura a contrapporsi

espressamente al Concilio Ecumenico, il

quale rappresenta, in base al Diritto

Canonico, l'Autorità suprema della Chiesa

Cattolica:

 

                                   

 

                                   

- ha accolto nella Chiesa Cattolica, senza precondizione

alcuna, i Vescovi tradizionalisti della Fraternità di S.

Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa

Cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei

suoi punti essenziali;

 

- ha promosso con ogni mezzo la Messa Medievale

Tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso

l'Eucaristia in Latino, volgendo le spalle ai fedeli;

 

- non realizzato l'intesa con la Chiesa Anglicana prevista

nei Documenti Ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca

invece di attirare i preti anglicani sposati verso la

Chiesa Cattolica Romana rinunciando all'obbligo del

celibato;

 

- ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari

all'interno della Chiesa attraverso la nomina di alti

responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato,

Congregazione per la Liturgia) e di Vescovi reazionari.
 

 

Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più

dalla grande maggioranza del Popolo della Chiesa, il

quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi

di quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si

identifica con la propria parrocchia o con il Vescovo

locale.

 

So bene che anche molti di voi soffrono di questa

situazione: la politica anticonciliare del Papa ha il pieno

appoggio della Curia Romana, che cerca di soffocare le

critiche nell'Episcopato e in seno alla Chiesa, e di

screditare i dissenzienti con ogni mezzo.

 

 

A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni

di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto

mediatico, l'immagine di una Chiesa forte, con un

“Vicario di Cristo” assolutista, che riunisce nelle proprie

mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

 

Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita.

 

 

Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi

documenti non sono serviti a influenzare nel senso della

Dottrina Romana le idee della maggioranza dei Cattolici

su varie questioni controverse, e in particolare sulla

morale sessuale.

 

Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura

membri di gruppi carismatici di orientamento

conservatore, hanno potuto frenare le defezioni dalla

Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.

 


Nella vostra qualità di Vescovi voi siete certo i primi a

risentire dolorosamente dalla rinuncia di decine di

migliaia di sacerdoti, che dall'epoca del Concilio ad oggi

si sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa

della legge sul celibato.

 

Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti

ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati:

il decremento è sia quantitativo che qualitativo.

 

 

La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il

clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti

si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a

causa della Chiesa.

 

In molte delle vostre Diocesi è verosimilmente in

aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e

dei presbiteri vuoti.

 

In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica,

si decide l'accorpamento di molte parrocchie, spesso

contro la loro volontà, per costituire gigantesche “unità

pastorali” affidate a un piccolo numero di preti oberati

da un carico eccessivo di lavoro.

 

 

E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad

aggiungersi lo spaventoso scandalo degli abusi

commessi da membri del clero su migliaia di bambini e

adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e

altrove; e a tutto questo si accompagna una crisi di

leadership, una crisi di fiducia senza precedenti.

 

Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di

occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse

alle disposizioni della Congregazione Romana per la

Dottrina della Fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal

Cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni

Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la

documentazione su questi casi.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger

diramò a tutti i Vescovi una lettera dai

toni solenni sui delitti più gravi (“Epistula

de Delictis Gravioribus”), imponendo nel

caso di abusi il “Secretum Pontificium”,

la cui violazione è punita dalla Chiesa

con severe sanzioni.

 

                                   

 

                                   

È dunque a ragione che molti hanno chiesto un

personale “mea culpa” al Prefetto di allora, oggi Papa

Benedetto XVI.

 

Il quale però non ha colto per farlo l'occasione della

Settimana Santa, ma al contrario ha fatto attestare

“Urbi et Orbi”, la Domenica di Pasqua, la sua innocenza

al Cardinale Decano.

 

 

Per la Chiesa Cattolica le conseguenze di tutti gli

scandali emersi sono devastanti, come hanno

confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti.

 

Il sospetto generalizzato colpisce ormai

indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di

grande impegno e di condotta ineccepibile.

 

 

Sta a voi, stimatissimi Vescovi, chiedervi quale sarà il

futuro delle vostre Diocesi e quello della nostra Chiesa.

 

Non è mia intenzione proporvi qui un programma di

riforme.

 

L'ho già fatto più d'una volta, sia prima che dopo il

Concilio.

 

 

Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte,

condivise - ne sono convinto - da milioni di Cattolici che

non hanno voce.

 

 

1. Non tacete

 

Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende

corresponsabili.

 

Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate

leggi, disposizioni o misure abbiano effetti

controproducenti, dovreste dichiararlo

pubblicamente.

 

Non scrivete lettere a Roma per fare atto di

sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!

 

 

2. Ponete mano a iniziative riformatrici

 

Tanti, nella Chiesa e nell'Episcopato, si lamentano di

Roma, senza però mai prendere un'iniziativa.

 

Ma se oggi in questa o quella Diocesi o Comunità i

parrocchiani disertano la messa, se l'opera pastorale

risulta inefficace, se manca l'apertura verso i

problemi e i mali del mondo, se la cooperazione

ecumenica si riduce a un minimo, non si possono

scaricare tutte le colpe su Roma.

 

Tutti, dal Vescovo al prete o al laico, devono

impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel

proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia.

 

Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in

generale in seno alla Chiesa, sono nate dall'iniziativa

di singole persone o di piccoli gruppi.

 

Spetta a voi, nella vostra qualità di Vescovi, il

compito di promuovere e sostenere simili iniziative,

così come quello di rispondere, soprattutto in questo

momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.

 

 

3. Agire collegialmente

 

Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e

contro la tenace opposizione curiale, la Collegialità

dei Papi e dei Vescovi, in analogia alla storia degli

Apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del

Collegio degli Apostoli.

 

Ma nel periodo post-conciliare il Papa e la Curia

hanno ignorato questa fondamentale decisione

conciliare.

 

Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza

alcuna consultazione con l'Episcopato, Paolo VI

promulgò un'Enciclica in difesa della discussa legge

sul celibato, la politica e il magistero pontificio

ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non

collegiale.

 

Nella stessa liturgia il Papa si presenta come un

autocrate, davanti al quale i Vescovi, dei quali

volentieri si circonda, figurano come comparse senza

diritti e senza voce.

 

Perciò, stimatissimi Vescovi, non dovreste agire solo

individualmente, bensì in comune con altri Vescovi,

con i preti, con le donne e gli uomini che formano il

Popolo della Chiesa.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

4. L'obbedienza assoluta si deve solo a

Dio

 

Voi tutti, al momento della solenne consacrazione

alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza

incondizionata al Papa.

 

Tuttavia sapete anche che l'obbedienza assoluta è

dovuta non già al Papa, ma soltanto a Dio.

 

Perciò non dovete vedere in quel giuramento un

ostacolo tale da impedirvi di dire la verità

sull'attuale crisi della Chiesa, della vostra Diocesi e

del vostro Paese.

 

Seguite l'esempio dell'Apostolo Paolo, che si oppose

a Pietro “a viso aperto, perché evidentemente aveva

torto” (Gal. 2,11).

 

Può essere legittimo fare pressione sulle Autorità

Romane, in uno spirito di fratellanza cristiana,

laddove queste non aderiscano allo spirito del

Vangelo e della loro missione.

 

Numerosi traguardi - come l'uso delle lingue

nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui

matrimoni misti, l'adesione alla tolleranza, alla

democrazia, ai diritti umani, all'intesa ecumenica e

molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti

soltanto grazie a una costante e tenace pressione

dal basso.

 

 

5. Perseguire soluzioni regionali

 

Il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate

richieste dei Vescovi, dei preti e dei laici.

 

Ragione di più per puntare con intelligenza a

soluzioni regionali.

 

Come ben sapete, un problema particolarmente

delicato è costituito dalla legge sul celibato, una

norma di origine medievale, la quale a ragione è ora

messa in discussione a livello mondiale nel contesto

dello scandalo suscitato dagli abusi.

 

Un cambiamento in contrapposizione con Roma

appare pressoché impossibile; ma non per questo si

è condannati alla passività.

 

Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato

l'intenzione di sposarsi non dovrebbe essere

costretto a dimettersi automaticamente dal suo

incarico, se potesse contare sul sostegno del suo

Vescovo e della sua Comunità.

 

Una singola Conferenza Episcopale potrebbe aprire

la strada procedendo a una soluzione regionale.

 

Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione

globale per la Chiesa nel suo insieme.

 

Perciò

 

 

6. si chieda la convocazione di un Concilio 

 

Se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà

religiosa, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso

c'è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a

fronte dei problemi che si pongono in termini tanto

drammatici.

 

Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza

aveva deciso la convocazione di un Concilio ogni

cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla

Curia Romana, la quale anche oggi farà

indubbiamente di tutto per evitare un Concilio dal

quale non può che temere una limitazione dei propri

poteri.

 

È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la

proposta di un Concilio, o quanto meno di

un'Assemblea Episcopale rappresentativa.

 

 

Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l'appello che

rivolgo a voi, stimatissimi Vescovi: vi invito a gettare

sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale,

rivalutata dal Concilio.

 

 

Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi

del mondo sono rivolti a voi.

 

Innumerevoli sono i Cattolici che hanno perso la fiducia

nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a

ripristinarla è quello di affrontare onestamente e

apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne

conseguono.

 

                                   

 

                                   

Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di

fare la vostra parte, ove possibile in

collaborazione con altri Vescovi, ma se

necessario anche soli, con apostolica

“franchezza” (At 4,29.31).

 

Date un segno di speranza ai vostri fedeli,

date una prospettiva alla nostra Chiesa.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Vi saluto nella comunione della fede cristiana.”

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

I giorni di rinnovamento e di speranza del Concilio Vaticano II sono ormai

lontani, quasi dimenticati o cancellati!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

“Democrazia nella Chiesa:

 

                                   

il Concilio è stato tradito!”

 

                                   

 

                                   

di Hans Küng

 

                                   

Da La Repubblica - 27 gennaio 2000

 

                                   

 

                                   

 

                                   

La riflessione sul futuro della Chiesa di

uno dei più grandi teologi viventi

 

 

“Quando all'inizio degli Anni Sessanta,

dopo la prima sessione del Concilio

Vaticano II, preparavo il mio primo

viaggio negli Stati Uniti per tenervi delle

conferenze sul tema ‘Chiesa e Libertà’, un

uditore americano mi disse:

 

‘Sapevo che c’è la Chiesa, come sapevo

che c’è la Libertà, ma non sapevo che esse

possono stare insieme’.”

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ora, con il Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica ha

senza dubbio ampliato di molto lo spazio della libertà:

libertà religiosa, libertà di coscienza, libertà di opinione,

di discorso e di stampa.

 

Contemporaneamente però non si può negare che già

durante il Concilio come dopo e in maniera

particolarissima sotto l’attuale Pontificato da parte della

Curia Romana è stato fatto di tutto per reprimere il più

possibile la libertà nella Chiesa.

 

 

Si è cercato di ammutolire le voci critiche, sia che si

trattasse di un Vescovo o di un teologo, di un pastore

d’anime o di una suora.

 

Intere Conferenze Episcopali vennero richiamate

all’ordine e piegate al corso vaticano da “quinte

colonne” obbedienti a Roma.

 

                                   

 

                                   

Nella teologia cattolica si è di nuovo

diffuso il conformismo.

 

                                   

 

                                   

Al riguardo è sufficiente ricordare che in Germania

un’associazione femminile cattolica, fino ad ora attiva

nella consulenza in casi di gravidanze difficili, di fronte

all’atteggiamento, totalmente incomprensibile, del

Papa, pretende di organizzare autonomamente questa

consulenza in accordo con le leggi dello Stato.

 

E già il Vescovo competente dichiara che a queste donne

si dovrebbe chiudere il rubinetto delle sovvenzioni.

 

 

Oppure basta che un teologo ed emerito esegeta della

Svizzera scriva un articolo, in cui, alla luce del Nuovo

Testamento, mette in discussione le irrigidite strutture

ecclesiastiche, quali si sono formate nel corso dei secoli,

perché un arrogante giovane Vescovo, che subito dopo

la sua elezione si è interamente piegato al corso

romano, pensi di dover aizzare l’intera Conferenza

Episcopale del nostro paese affinché tolga in ogni forma

 a questo Professor Emeritus la fiducia che, questi, a

quanto mi consta, non ha mai goduto pienamente.

 

Inoltre i Vescovi devono ammettere che la situazione

della attività pastorale in Svizzera diventa sempre più

catastrofica, il clero cattolico è in tutto o in parte in via

di estinzione e un numero sempre maggiore di comunità

si trova privo della regolare celebrazione eucaristica.

 

 

Ma invece di impegnarsi decisamente per l’abolizione

dell’infausta legge medievale del celibato e, a certe

condizioni, di ordinare una buona volta i molti laici,

uomini e donne, ben formati teologicamente, così che le

nostre comunità abbiano di nuovo celebrazioni

eucaristiche regolari, ci si profonde in manovre,

autoillusioni e vuoti appelli al laicato.

 

Basterebbe inoltre che un Vescovo leggesse la Prima

Lettera ai Corinzi per constatare che nella Comunità di

Corinto, quando l’Apostolo Paolo non era presente, gli

uomini e le donne di questa Comunità hanno celebrato

l’Eucarestia senza fare ricorso a ministri ordinati.

 

 

Questo non è affatto il modello che ora si dovrebbe

esaltare universalmente.

 

Esso però dimostra che il sacerdozio universale dei

fedeli non è una frase vuota e che le nostre Comunità

non devono rimanere senza Eucarestia per colpa della

cecità e ostinazione della Gerarchia Ecclesiastica.

 

 

Oppure basta che un noto Vescovo, il Presidente della

Conferenza Episcopale Tedesca, osi affermare che il

Papa, quando non è più in grado di assolvere

pienamente il suo ufficio, avrebbe sicuramente il

coraggio di ritirarsi.

 

E subito in Italia, ma non soltanto là, si elevano enormi

proteste, come se la questione dell’abdicazione di un

Papa, per motivi di salute, fosse un delitto di lesa

maestà.

 

 

Del resto una simile questione è perfettamente prevista

dal Codex Iuris Canonici; il Papa non deve far approvare

le sue dimissioni da una qualche commissione.

 

Va però insieme osservato che con l’attuale autoritario

Papa polacco esisterebbe il serio pericolo che, in caso di

dimissioni, egli cerchi di predeterminare un successore

a lui gradito.

 

 

Chi dovrebbe poter impedire al Papa di parlare con

singoli Cardinali sul candidato da lui desiderato e,

quindi, di manipolare l’elezione?

 

E a Roma sanno tutti che la gente dell’Opus Dei auspica

di nuovo un Papa ad essa vicino e ha paura che il

successore del Papa attuale possa fare ritorno al corso

rinnovatore del Concilio Vaticano II e, quindi, ridurre o

eliminare il notorio influsso dell’Opus Dei, di questa

organizzazione segreta reazionaria, ma potente

finanziariamente.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Con ciò siamo al punto decisivo: il

Concilio Vaticano II ha cercato di

rinnovare, alla luce del Nuovo

Testamento, l’intera struttura

ecclesiastica

 

e, in particolare, di stabilire, al posto

dell’assolutistica autocrazia papale, la

collegialità di Papa e Vescovi.

 

                                   

 

                                   

Ma proprio su questo punto il Concilio è stato tradito, da

un Papa autoritario e da un Episcopato codardo.

 

Una discussione sulla urgentemente necessaria riforma

della Curia è stata bloccata già durante il Vaticano II, e

dopo il Concilio è stata impedita anche la riforma della

Curia.

 

 

Così la Chiesa Cattolica, ad onta della splendida facciata

romana, si trova in una seria crisi strutturale e

costituzionale.

 

Nel frattempo perfino tra i più fedeli della stessa Curia

sono stati sollevati dubbi che si chiedono se l’attuale

stile di governo del Papa e di certi Cardinali corrisponda

ancora al Vangelo di Gesù Cristo.

 

 

In effetti si tratta del Sistema Romano in generale,

quale si è formato come un sistema clericale, giuridico

assolutistico, soprattutto nel sec. XI durante la

cosiddetta Riforma Gregoriana.

 

Infatti solo a partire dal sec. XI esiste questa forma di

Chiesa del Potere e del Diritto Papale, c’è nella nostra

Chiesa il dominio assolutistico del Vescovo Romano

sull’Ecclesia Catholica, c’è questo predominio del clero

sui laici, c’è la fatale legge del celibato e così via.

 

 

Naturalmente nel nostro secolo e in particolare sotto

l’attuale Papa a ciò si sono aggiunti altri elementi

specifici.

 

E se oggi nella Repubblica Federale di Germania si

prende conoscenza fin troppo tardi dei distruttivi effetti

del “sistema Kohl”, si dovrebbe analizzare

spassionatamente anche il “sistema Wojtyla”, che rivela

sorprendenti parallelismi con il “sistema Kohl”.

 

 

Alcuni aspetti risaltano a prima vista:

 

- uno stile di governo paternalistico,

 

- circondarsi di persone che dicono sì e premiare i fedeli

seguaci, punire spietatamente gli spiriti critici,

 

- cordate e favoritismi con nomine a gente qualificata

(i Cardinali Groer e Meissner, i vescovi Haas, Krenn),

 

- tolleranza nei confronti di operazioni finanziarie

oscure (legate ai nomi di Calvi, Sindona e Marcinkus,

il quale ultimo dal Vaticano è stato sottratto alla

giustizia italiana);

 

- costose imprese giubiliari, non importa da chi pagate;

 

- legame emotivo con i Capi, che sembra più importante

degli obblighi nei confronti della Comunità Ecclesiale;

 

- e in tutto ciò l’emergere di pressanti problemi e una

politica, concentrata sulla conservazione e

sull’ampliamento del potere,

 

- e buon ultimo una sopravvalutazione della propria

opera storica e un ostinato attaccamento all’ufficio...

 

 

Di fronte a questo “sistema”, per noi della Fondazione

“Per la Libertà nella Chiesa”, il punto di vista è chiaro:

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Noi siamo contro una Chiesa del potere e del dominio,

della burocrazia e della discriminazione, della

repressione e dell’inquisizione.

 

                                   

 

                                   

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della

filantropia, del dialogo, della sonorità e

dell’ospitalità anche per i non conformisti,

del servire non pretenzioso delle sue

guide e della sociale comunione

solidaristica, che non esclude dalla Chiesa

nuove energie e idee religiose, ma le fa

fruttare.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Noi siamo contro una Chiesa dell’immobilità dogmatica,

della censura moralistica e del garantismo giuridistico,

della canonistica che tutto regola, dell’onnisciente

scolastica e della paura.

 

                                   

 

                                   

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della

lieta novella e della gioia, di una teologia

orientata sul semplice Vangelo, che

presta ascolto agli uomini invece di

essere puramente indottrinata dall’alto,

una Chiesa che non si limita a insegnare,

ma è anche sempre disposta ad imparare.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

Visione

 

                                   

di una Chiesa futura

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

L'oggi ottantaduenne teologo cattolico tedesco Hans Küng, uno delle più

autorevoli al mondo, voce potente della Chiesa "che cresce dal basso".

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Premessa

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Questa “visione” è stata concepita per

l’incontro della “Chiesa dal basso” a

Colonia il 25 aprile 1987, in occasione

della seconda visita del Papa in Germania,

e lì esposta.

 

Nella sua introduzione essa riferiva di

alcuni episodi di cronaca, illuminanti la

situazione attuale.

 

Perciò comincio subito con le quattro

Fondamentali Prospettive sul futuro della

Chiesa.

 

                                   

 

                                   

                                   

 

                                   

Prima prospettiva

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ha un futuro

non una Chiesa ancorata al passato

 

ma una Chiesa che si rapporta

alle origini e al presente

 

                                   

 

                                   

Appartiene definitivamente al passato:

 

 

1. il modello di una Chiesa Imperiale costantiniano-

bizantina, in cui Stato e Chiesa si armonizzavano fin

troppo bene e pensavano di realizzare sulla terra il

Regno di Dio;

 

 

2. anche il modello di una Chiesa Papale Medievale, in

cui un monarca, che governava in maniera teocratica,

pensava di poter dominare assolutisticamente sulle

Chiese Apostoliche d’Oriente e sulle Chiese

d’Occidente, anzi sulle coscienze di tutti gli uomini, e

addirittura di poter dettare i comportamenti ai

governi civili:

 

una Chiesa che si fissa sul Papa e che ancora oggi

pensa di poter conservare il proprio potere con

decreti autoritari, con sanzioni disciplinari e strategie

politiche;

 

 

3. ma anche il modello di una Chiesa Protestante di

Stato o di Prìncipi, in cui il Papa è sostituito dallo

Stato o dai Prìncipi e il sacerdozio universale dei

fedeli è diventato una parola vuota senza contenuto;

 

 

4. e infine anche il modello di una moderna Chiesa

Burocratica finanziariamente potente che, rifiutando il

liberalismo e il socialismo moderni, si è rifugiata nella

centralizzazione e nella burocratizzazione:

 

un paradigma di chiesa solo in apparenza moderno,

ma fondamentalmente medieval-contro-riformistico,

quale quello che ha ricevuto una legittimazione

sacrale dal Vaticano I (1870) e che anche dopo il

Vaticano II (1962-65) cerca di imporsi con mezzi

autoritari e inquisitori e con un nuovo codice di diritto

canonico:

 

sostenuto da un culto della personalità che fa presa

sulle masse e da una politica personalistica

totalmente non collegiale e non democratica, con

l’unico obiettivo di conservare il potere di Roma.

 

 

No, la Chiesa ha un futuro soltanto a tre

condizioni:

 

 

- se, anzitutto, tiene presenti le sue origini e continua a

prendere come norma il Vangelo, Gesù Cristo stesso.

 

E ciò significa:

 

una Chiesa intesa non come apparato di potere o

multinazionale religiosa che continua a ostacolare la

pratica del dialogo e della democrazia, ma come

Popolo di Dio e come Comunità dei credenti;

 

il ministero ecclesiale inteso non come falange, come

“potere sacro” (= “gerarchia”), ma come “servizio” (=

“diakonia”) reso agli uomini;

 

il Papa, non come un semidio e un autocrate spirituale,

ma come Vescovo-Guida, con il suo primato pastorale

inserito collegialmente nel Collegio dei Vescovi, a

servizio dell’Ecumene;

 

 

- se, in secondo luogo, mantiene la grande Tradizione

Cattolica, legittimata dal Vangelo (non però le molte

piccole tradizioni cattoliche per nulla legittimate dal

Vangelo):

 

sempre risolutamente orientata verso la Comunità

primitiva, ma anche stimolata dall’apertura universale

di un Origene, dall’impegno personale e dalla potenza

espressiva di un Agostino, dall’ideale di povertà e dal

religioso amore per la natura di un Francesco d’Assisi e

dalla apertura intellettuale di Tommaso d’Aquino,

 

ma anche

 

dalle proposte autenticamente evangeliche di Lutero e

Calvino e dalla vita, dalle opere, dalla lotta e

sofferenza cristiane di tutti i nostri fratelli e sorelle

vissuti prima di noi;

 

 

- se, infine, in terzo luogo, si dispone in modo nuovo ai

compiti del presente:

 

la Chiesa diventa una Comunità Solidale di fratelli e

sorelle che, lungi dall’autocelebrarsi

trionfalisticamente,

 

fa questa autocritica delle proprie enormi omissioni in

America Latina, in Cina, in India, in Africa e nel Primo

Mondo,

 

E per quanto riguarda la Germania:

 

tutto il rispetto per figure come Rupert Mayer e Edith

Stein - "beatificata" dal Papa in Germania - e per la

loro testimonianza cristiana sotto il Nazional-

Socialismo;

 

ma motivata diffidenza verso una tale consuetudine

ecclesiastica che proviene dal Medioevo, se la singola

coraggiosa resistenza, in mezzo al generale

conformismo ecclesiastico, viene sfruttata per

l’autocelebrazione papale, per la rimozione la

negazione della colpa invece che per una sua chiara

confessione.

 

                                   

 

                                   

Tutte queste sono soltanto

illusioni senza speranza?

 

Niente affatto:

il nuovo futuro della Chiesa

è già cominciato

 

                                   

 

                                   

Noi infatti siamo testimoni del fatto che questo nuovo

futuro comincia dal basso.

 

Esso è cominciato:

 

 

- ovunque un parroco (ce ne sono molti di più di quanto

si pensi) in questioni come la regolazione delle 

nascite,i matrimoni misti, l’ammissione dei divorziati

ai sacramenti, l’esercizio dell’autorità, il

riconoscimento degli errori della Chiesa, il Terzo

Mondo e la teologia della liberazione - non rappresenti

semplicemente, in conformità al Sistema, le posizioni

dei Superiori Ecclesiastici Romano-Tedeschi, ma pensi,

senta e agisca con gli uomini della sua comunità;

 

 

- ovunque un Vescovo (un Helder Camara, Oscar

Romero, Evaristo Arns, Aloisio Lorscheider, Raymond

Hunthausen), in questioni controverse, non dipende

semplicemente dal Vaticano, ma in quanto "buon p

astore" e non "mercenario" si identifichi

primariamente, nello Spirito di Gesù, con gli

uomini della sua Diocesi e del suo Paese;

 

 

- ovunque un Papa (come forse un Giovanni XXIV)

invece che sui vincoli del Sistema Romano si orienti

sulle esigenze del Vangelo e sui bisogni degli uomini di

oggi, e quindi promuova con parole e gesti

l’"aggiornamento" della Chiesa, l’Ecumene, la piena

cattolicità e un critico impegno evangelico;

 

ma, allora, anch’egli appartiene alla Chiesa dal basso,

allora non si comporta come il Signore, il Maestro e il

Giudice Supremo della Chiesa di Dio.

 

Allora egli è quello che, come successore del semplice,

simpatico e fallibile pescatore di Galilea, Pietro, deve

essere, secondo un’espressione di Gregorio Magno,

“servo dei servi di Dio”.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

Seconda prospettiva

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ha un futuro

non una Chiesa patriarcale

 

ma una Chiesa di comunione

 

                                   

 

                                   

È passato il tempo:

 

 

1. delle idee stereotipe sulle donne

 

le donne non accettano più in silenzio quello che le

autorità della Chiesa e i teologi hanno da dire su di

esse, sulla loro essenza e sul loro - evidentemente

unico - ruolo nella Chiesa e nella Società.

 

Esse si oppongono al dovere di corrispondere alle

idee che se ne sono fatti gli uomini.

 

Come cristiane maggiorenni esse vogliono e possono

stabilire chi esse - ciascuna a suo modo - siano e in

che cosa ciascuna ravvisi il proprio compito;

 

 

2. del linguaggio a senso unico

 

le donne non si rassegnano più a un linguaggio

ecclesiale, liturgico, teologico, che le esclude, le

rende invisibili, le riduce al silenzio.

 

Dal punto di vista ecclesiale, non vogliono più essere

"incluse" sotto “fratelli” e “figli”.

 

Non sono più disposte a parlare di, e a Dio con

concetti desunti esclusivamente dall’ambito di

esperienza dei maschi.

 

Sono sempre più frequenti le donne che si prendono il

diritto di indicare esse stesse quello che Dio significa

per loro e per la loro vita.

 

Non sono più disposte a tollerare che, nel nome di Dio

Padre e dell’uomo Gesù, nella Chiesa vengano

legittimati il dominio dei maschi e la repressione delle

donne;

 

 

3. del ruolo prestabilito dei sessi

 

le donne non accettano più "in silenzio e in piena

sottomissione" la concreta prassi della Chiesa nei loro

confronti:

 

dal divieto di servire all’altare fino a quello

dell’ordinazione delle donne e a quello della

regolazione artificiale delle nascite: un unico

tentativo di regolamentazione.

 

Oggi le donne non sopportano più di essere

degradate a oggetto di precetti, divieti, regole e

assegnazioni di ruoli maschili.

 

Ogni forma di dominio e di autorità che cerchi di

costringere gli altri al proprio volere invece di

favorirne il processo di autorealizzazione, dalle donne

non è ritenuta soltanto anacronistica e ingiusta, ma

addirittura un peccato.

 

Cresce ogni giorno il numero delle donne che si

oppongono a tali costrizioni e insieme lavorano per

una Chiesa diversa.

 

 

La Chiesa ha un futuro soltanto a tre

ulteriori condizioni:

 

 

- se tutti si convertono:

 

se noi tutti, donne e uomini, non tolleriamo più il

sessismo e il patriarcalismo: fin quando nella Chiesa il

potere resta solo nelle mani dei maschi, mentre dalle

donne ci si aspetta che servano per amore e

rappresentino la dimensione della premura e della

dedizione, l’unità di potere, giustizia e amore,

fondamentale per i Cristiani, viene infranta e rovinata;

 

 

- se noi agiamo tutti insieme

 

se riusciamo a testimoniare in maniera credibile, con

parole e azioni, in un mondo sessistico-patriarcale, Dio

come il Dio della liberazione e della redenzione e la

bontà di Dio;

 

non possiamo limitarci ad affermare a parole la

somiglianza di tutti gli uomini con Dio: proprio nella

Chiesa dobbiamo opporci attivamente alla divisione tra

uomini di prima e seconda classe;

 

 

- se cessa il clericalismo, e ministero e carisma nella

Chiesa formano di nuovo un’irrinunciabile unità:

 

i criteri più importanti per il ministero nella Chiesa non

devono più essere il sesso maschile e l’accettazione

opportunistico conformistica dello status quo.

 

Dovremmo piuttosto prendere sul serio il fatto che

esistono capacità, vocazioni, carismi diversi, che

concorrono all’edificazione, nella Chiesa, di una

comunità di donne e uomini in dialogo reciproco.

 

                                   

 

                                   

Tutto questo

è un vuoto postulato?

 

Niente affatto:

il futuro della Chiesa

nella linea della reciprocità

è già cominciato

 

                                   

 

                                   

Insieme noi, uomini e donne, siamo testimoni del fatto

che nella Chiesa

 

la reciprocità cresce dal basso.

 

 

- In tutto il mondo le donne hanno cominciato a

smascherare il sessismo e il patriarcalismo presenti

nella Chiesa e nella teologia cristiana;

 

esse non accettano più le strutture ecclesiastiche e

teologiche di subordinazione delle donne, ma le

criticano apertamente come espressione di un dominio

ingiusto e ingiustificato.

 

 

- Per molte donne è definitivamente passata la fase in

cui si limitavano a porre domande, come pure è

passato il tempo dell’attesa in cui la Chiesa ufficiale

ascolta le loro richieste ed esigenze.

 

Le donne si prendono la libertà di agire

conformemente alla loro comprensione della fede

cristiana, consapevoli di essere anch’esse la Chiesa.

 

 

- Per molte donne essere cristiane significa: il dovere di

impegnarsi qui e ora per la liberazione degli

oppressi in vista di una vita auto determinata e umana

per tutti, nella convinzione che “in Cristo non c’è ne

uomo né donna” (Gal 3,28).

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

Terza prospettiva

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ha un futuro

non una Chiesa

chiusa nella propria confessione

 

ma una Chiesa

aperta all'Ecumene

 

                                   

 

                                   

È finito il tempo:

 

 

1. dell’esclusività confessionale

 

almeno a partire dai documenti del Concilio Vaticano

II non è più lecito che una singola confessione si

presenti come l’unica vera Chiesa di Gesù Cristo

capace di donare la salvezza, e al di fuori della quale

nessuno può salvarsi.

 

In questo spirito innumerevoli Cristiani non tollerano

più che le Chiese si dividano, fin dentro le famiglie, a

causa delle loro contrapposizioni dottrinali e che i

Cristiani screditino vicendevolmente l’altrui

appartenenza confessionale;

 

 

2. della presunzione ministerial-confessionale

 

innumerevoli cattolici, laici e sacerdoti, inoltre non

accettano più che gli atti ministeriali dei parroci

protestanti (soprattutto nella celebrazione della

Cena) vengano ritenuti invalidi,

 

che il contrarre matrimonio misto venga considerato

un crimine contro la fede e la partecipazione attiva al

culto evangelico un delitto religioso,

 

che le liturgie ecumeniche siano rigorosamente

vietate alla domenica;

 

 

3. del rifiuto confessionale della Comunione:

 

in tutte le Chiese la maggior parte dei fedeli non

capisce più perché ci si escluda vicendevolmente

dalla Comunione della Cena e si considerino inefficaci

o superflui i sacramenti delle altre Chiese (con

l’eccezione, nel migliore dei casi, del battesimo).

 

Questo rifiuto della Comunione è contro lo Spirito di

Gesù, che aveva invitato alla sua tavola tutti, anche

gli emarginati dalla società religiosa.

 

È anche un rifiuto opposto allo spirito della primitiva

Comunità Cristiana, che considerava il convito della

Cena come il segno dell’unità pur in mezzo a tutte le

diversità di stato, cultura, sesso e teologia.

 

 

La Chiesa ha un futuro soltanto a tre

condizioni.

 

 

- Che essa pratichi all’interno quello che predica

all’esterno

 

a che serve, infatti, che dei Gerarchi della Chiesa

pretendano dal mondo riconciliazione, pace, giustizia

e libertà, se essi stessi impediscono la riconciliazione

delle Comunità, allontanano la pace nella Cristianità,

calpestano la giustizia nella Chiesa - nei confronti dei

teologi, delle suore e delle donne in generale - e

soffocano la libertà nell’elezione del Vescovo e nella

ricerca teologica?

 

A che serve che il Papa, nel suo viaggio nella Regione

della Ruhr si pronunci contro la disoccupazione nella

società, se non fa di tutto per diminuire la

disoccupazione nella Chiesa, rendendo possibile un

posto di lavoro, ad esempio, a tutti i teologi laici

disoccupati, dei quali hanno urgente bisogno le nostre

Comunità sempre più prive di sacerdoti?

 

 

- Che essa agli innumerevoli gesti, parole e preghiere

ecumenici faccia finalmente seguire dei fatti

ecumenici:

 

come può essere credibile la Chiesa ufficiale se,

nonostante il notevole riavvicinamento delle posizioni

nei dialoghi inter ecclesiali, si ostina a sottolineare le

differenze che ancora sussistono?

 

È ora che chi guida la Chiesa traduca seriamente in

atto i risultati delle proprie Commissioni Ecumeniche

di Dialogo;

 

un primo passo sarebbe, in uno dei viaggi del Papa -

invece di celebrare una delle tante, in pratica non

impegnative, liturgie della parola - la solenne

abolizione delle "condanne" del tempo della Riforma e

della scomunica di Martin Lutero.

 

 

- Che essa prosegua nel rinnovamento iniziato dal

Vaticano II:

 

è controproducente per la Chiesa universale e locale

che il Papa e i Vescovi, invece di favorire, comincino di

nuovo a soffocare i gruppi ecumenici da anni formatisi

in molte comunità;

 

che essi, che subissano parroci e Comunità di

documenti non letti, non compiano finalmente, con

realistici programmi di unione, dei passi concreti verso

l’unità.

 

                                   

 

                                   

Ma forse tutto questo

è soltanto un pio desiderio ecumenico?

 

Niente di più falso:

il futuro ecumenico della Chiesa

è già cominciato

 

                                   

 

                                   

Sono in molti a confermarlo:

 

la Chiesa aperta all’Ecumenismo cresce

dal basso.

 

 

- Da anni innumerevoli teologi cattolici ed evangelici

lavorano ovunque nel mondo, con discrezione e senza

preoccuparsi della propria carriera, sulle questioni

nevralgiche che dividono le Chiese, rendendo possibile

con il loro lavoro il superamento della divisione.

 

 

- Tra le Comunità si è sviluppata in loco una multiforme

collaborazione pratica in campo sociale e formativo,

nel lavoro tra i giovani, nella consulenza e

nell’assistenza agli anziani, oltre che nelle questioni

relative alla pace e allo sviluppo.

 

 

- Nelle nostre scuole molti giovani scelgono in tutta

naturalezza il proprio insegnante di religione;

 

famiglie di confessione mista rispettano da tempo la

prassi dell’altra Chiesa e prendono attivamente parte

alla sua vita.

 

Anzi, innumerevoli Pastori delle Chiese separate si

sono da tempo riconosciuti vicendevolmente nella

prassi e si sono assunti la comune responsabilità

dell’annuncio del Vangelo:

 

non da ultimo perché hanno capito che oggi la linea di

divisione corre sempre meno tra le Confessioni che tra

fede e non fede.

 

 

- In molte comunità di tutto il mondo viene praticata da

tempo senza rumore, l’ospitalità eucaristica,

considerata come espressione di una comunione di

fede già realizzata.

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

                                   

 

                                   

Quarta prospettiva