Hans Küng, 1928-2021

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Aggiornamento

 

                                   

Morto Hans Küng

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Prete e teologo cattolico progressista e riformista, Svizzero di

nascita muore a Tübingen, Tubinga, in Germania, nella cui

Università insegna, anche dopo essere stato ostracizzato dalla

Chiesa di Roma, fino a raggiunti limiti di età, nel 1996, e dove crea

la sua fondazione "Weltethos" o Etica Mondiale.

 

Famose le sue dispute teologiche con Joseph Ratzinger, già

compagno di studi e poi "delatore", da molti accademici e fedeli

seguito con forte convinzione, apertamente contrastato dalla

Gerarchia Romana perché, appassionato sostenitore delle riforme

mai attuate del Concilio Vaticano II, uno fra i principali critici sia

del dogma dell'infallibilità papale che del culto mariano, ritenute

semplici "invenzioni umane".

 

 

Avversato dai tradizionalisti e bollato come "relativista", il suo

pensiero teologico è oggi più che mai in sintonia con quello di

un'ampia area cattolica, e non solo tedesca, venuta fortemente alla

luce durante l'attuale pontificato di Francesco.

 

Richiamato nel 1975 dalla Congregazione per la Dottrina della

Fede, ex Sant'Uffizio o Inquisizione che dir si voglia, nel 1979

viene revocata la missio canonica che lo autorizza

all'insegnamento della teologia cattolica, pur mantenendo la

cattedra separata dalla Facoltà Cattolica.

 

 

Le sue aspre critiche rivolte prima contro Giovanni Paolo II, sotto

cui il Cardinal Ratzinger è custode dell'ortodossia in qualità di

Prefetto della Congregatio pro doctrina fidei, e il suo successore

Benedetto XVI, sempre il medesimo Joseph Aloisius Ratzinger, la

cui gestione del Vaticano ricorda più quella di una corte

medievale che di una Chiesa al passo con i tempi...

 

Accusa entrambi di "restaurazione dello status quo ante

Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra-

ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma", in una battaglia

contro la "megalomania e arretratezza vaticana", per l'ammissione

delle donne ad ogni ministero, la partecipazione dei laici,

il dialogo ecumenico e interreligioso, l'apertura al mondo senza

esclusivismi teologici né eurocentrismi.

 

 

Non risparmia neppure ai due papi accuse ancora più severe

quali diretti responsabili dei silenzi della Chiesa sulla piaga della

pedofilia e definisce il rientro degli Anglicani nella Chiesa

Cattolica una "tragedia".

 

Nel 2013 dirà comunque di Francesco come con la sua elezione

gli rinasca "speranza nella Chiesa", anche se non si aspetti

"un nuovo risveglio della Chiesa come sotto Giovanni XXIII".