“Trogir” è tutta Trogir

 

                                   

con tutta la sua storia

 

                                   

niente e nessuno escluso

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                       

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Le targhe lapidee che ormai tappezzano i muri di Trogir,

con i loro tre elementi costitutivi vogliono sottolineare

una reale, presunta o millantata appartenenza

rispettivamente della Città, dei suoi luoghi e dei suoi

monumenti al Patrimonio Mondiale dell'Umanità

UNESCO.

 

Purtroppo il nome dell'oggetto, l'emblema UNESCO ed il

codice QR (popolarmente Quick Response code o

codice di “risposta rapida”, che con uno smartphone

permette di ottenere informazione gratuitamente), così

come graficamente relazionati fanno di molte delle

targhe un falso - non tutte, ma molte sono tarocche!

 

 

Lo si fa in modo disinvolto, facendo finta di non sapere

e non capire, concedendosi un (ab)uso del'emblema

ufficiale dell'Organizzazione, che per intuitiva

associazione induce a credere che l'oggetto sia

“ufficialmente” iscritto nella relativa Lista Mondiale dei

Patrimoni dell'Umanità UNESCO, la World Heritage List

della Convenzione sul patrimonio mondiale.

 

Ma “sito patrimonio mondiale” è la denominazione

ufficiale delle aree registrate nella Lista secondo la

Convenzione adottata dalla Conferenza generale

dell'UNESCO il 16 novembre 1972, allo scopo di

identificare e mantenere un registro di quei siti che

rappresentino delle particolarità di eccezionale

importanza da un punto di vista culturale o naturale e

che il “Comitato per il patrimonio dell'umanità” della

Convenzione, la World Heritage Committee, ha

sviluppato con criteri ben precisi per l'eleggibilità.

 

 

Secondo l'ultimo aggiornamento della riunione del 44º

Comitato per il patrimonio dell'umanità a luglio 2021, la

Lista è arrivata a comprendere 1153 siti - 896 di beni

culturali, 218 naturali e 39 misti - in 167 Paesi, l'Italia al

primo posto con ben 58 siti.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Caso eclatante a Trogir quello della targa abusiva del

Parco Agricolo-Botanico-Culturale Garagnin-Fanfogna

che, come molto altro qui, proprio nulla ha a che fare

con la protezione UNESCO del suo Centro Storico...

 

Ora l'utilizzo dell'emblema del World Heritage è

strettamente regolato, secondo quanto deciso dal

Comitato per il Patrimonio dell'Umanità in dettagliate

linee guida nelle Operational Guidelines, Capitolo VIII e

Allegato 14, ultimo aggiornamento WHC.15/01 dell'8

luglio 2015, e da notare come, in applicazione di tali

norme, l'uso - in qualsivoglia forma - necessiti didiretta

autorizzazione dalla competente Commissione Nazionale

UNESCO.

 

 

Che dire, nel caso particolare del Parco non solo non

esiste neppure una "mezza verità" in quella targa, ma

addirittura rappresenta una grande vergogna sana sana,

anzi, peggio ancora, esprime fin troppo sfacciatamente

sfruttamento, ipocrisia e beffa - perla ai porci in un

degrado che dilaga.

 

 

A un quarto di secolo dalla sua iscrizione dovrebbe

Trogir veramente mantenere ancora il suo posto nella

Lista UNESCO o ci sono motivi più che sostanziali per

fargliela piuttosto perdere?

 

Forse sarebbe l'unico efficace - anche se o proprio

perché molto doloroso, segnale per la Città, i suoi

politici ed abitanti, un segnale di risveglio, di riflessione

e di spinta verso il necessario salto di qualità, dopo

questo lungo letargo parassitario al ribasso che alla

lunga altrimenti porterà questa meravigliosa realtà alla

sua rovina - soprattutto "culturale", un pane questo di

cui Trogir, a ricaduta gran parte dei suoi abitanti,

investitori anche dall'estero e commercianti da tutta la

Croazia, vivono in grandissima parte!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Nota

 

Ad oggi, 2021, questi i siti croati iscritti nella Lista:

 

- Complesso Storico di Spalato con il Palazzo di Diocleziano

Luogo Split, tipo Culturale (II, III, IV), anno di iscrizione 1979

Il palazzo, costruito per volere dell'imperatore romano Diocleziano

all'inizio del IV sec dC, diviene il nucleo centrale della Città di Spalato,

nel Medioevo con una cattedrale all'interno dell'antico palazzo, nel

mausoleo imperiale, insieme ad altre chiese, fortificazioni, palazzi gotici

e rinascimentali, il resto dell'area rimaneggiato in stile barocco.

 

- Città Vecchia di Ragusa

Luogo Dubrovnik, tipo Culturale (I, III, IV), anno di iscrizione 1979-1994

Ragusa, ricca repubblica marinara nel corso del Medioevo, grazie alla sua

ricchezza e alla scaltrezza dei suoi diplomatici è l'unica città-stato del

bacino adriatico orientale in grado di rivaleggiare con Venezia, notevole il

suo sviluppo soprattutto nel XV e XVI sec (minori modifiche dei confini

del sito nel 2018).

 

- Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice

Luoghi Plitvička Jezera, Rakovica, Saborsko, Vrhovine, tipo Naturale (VII,

VIII, IX), anno di iscrizione 1979-2000

Una serie collegata di dighe naturali, laghi, cascate e grotte, creati nel

tempo dall'acqua, scorrendo sulle rocce calcaree ed infiltrandole, oggi

ancora circondati da boschi habitat di orsi, lupi e specie rare di uccelli

(confini del sito modificati nel 2000 per corrispondere a quelli del Parco

Nazionale).

 

- Complesso episcopale della Basilica Eufrasiana nel Centro Storico di

Parenzo

Luogo Poreč, tipo Culturale (II, III, IV), anno di iscrizione 1997

Con i suoi mosaici dell VI sec, uno dei migliori esempi della nascente arte

bizantina non solo nella regione mediterranea, a comprendere la basilica,

una sacrestia, un battistero, una torre campanaria ed il vicino palazzo

vescovile.

 

- Città Storica di Traù

Luogo Trogir, tipo Culturale (II, IV), anno di iscrizione 1997

Ricco patrimonio culturale di Greci, Romani e Veneziani, comprende il nucleo

medievale di Traù entro le mura, con la Fortezza del Camerlengo, la Torre

di San Marco, palazzi nobili, abitazioni d'alta borghesia e di gente a loro

servizio dei periodi romanico, gotico, rinascimentale e barocco, il

complesso romanico-gotico meglio conservato di tutta l'Europa Centrale.

 

- Cattedrale di San Giacomo a Sebenico

Luogo Šibenik, tipo Culturale (I, II, IV), anno di iscrizione 2000

La cattedrale, una basilica a tre navate con tre absidi e una cupola di 32

metri di altezza interna, uno dei più importanti monumenti rinascimentali

dell'Adriatico Orientale.

 

- Piana di Cittavecchia di Lesina

Luogo Stari Grad, Hvar, tipo Culturale (II, III, V), anno di iscrizione 2008

Un paesaggio agricolo del IV sec aC creato dai coloni greci di Siracusa,

struttura tuttora in uso e per lo più nella sua forma originaria, mantenuta

grazie a una mai interrotta manutenzione dei suoi muretti di pietra a

secco per ben oltre 24 secoli!

 

- Cimiteri di tombe medievali stećci

Luoghi Cista Provo e Konavle in località Dubravka, tipo Culturale (III,

VI), anno di iscrizione 2016

Gli stećci (al singolare stećak), tombe monolitiche medievali in Bosnia ed

Erzegovina e nelle limitrofe aree di Croazia, Montenegro e Serbia, del XII

sec e con massimo sviluppo tra il XIV e il XV sec.

 

- Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa

Luoghi Gospić, Ortopula, Segna, Riserve Speciali di Hajdučki e Rožanski

kukovi, nel Parco Nazionale del Velebit Settentrionale, e di Suva draga-

Klimenta e Oglavinovac-Javornik nel Parco Nazionale di Paklenica,

Zadar/Zara e Ličko-Senjska Županija/Regione della Lika e di Segna, tipo

Naturale (IX), anno di iscrizione 2017

Dalla fine dell'ultima era glaciale, il faggio europeo da poche aree di

rifugio isolate nelle Alpi, Carpazi, Dinaridi, Mediterraneo e Pirenei si è

diffuso in poche migliaia di anni in un processo tuttora in corso

espandendosi con successo sull'intero continente, grazie alla sua

adattabilità e tolleranza a diverse condizioni climatiche, geografiche e

fisiche, nella Lista una proprietà transnazionale di ben 94 componenti in

18 diversi Paesi.

 

- Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra - Stato

da  Mar Occidentale

Luoghi Šibenik, Fortezza di San Nicolò, e Zadar , tipo Culturale (III, IV),

anno di iscrizione 2017

Proprietà di 6 componenti, tutte opere di difesa della Serenissima

Repubblica di Venezia tra il XVI e il XVII sec in Italia, Croazia e

Montenegro, per oltre 1000 km dalla Lombardia alla Costa Orientale del

Mare Adriatico, fortificazioni dette "alla moderna" perché modificate

dopo l'introduzione della polvere da sparo nelle attività belliche, con forti

cambiamenti nelle tecniche e nell'architettura militare.

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Trogir intorno all'anno 1900, la nuova "Porta di Terra".

 

Foto editata dall'originale su vetro 8,5x8,5 cm, uno di trenta scatti storici

incredibilmente belli di Trogir, conservati a Praga nel Národní Muzeum, il

Museo Nazionale della Repubblica Ceca, la più antica istituzione museale

del Paese, fondata nel 1818, che le ha recentemente pubblicate come

parte della Collezione di educazione fisica e sport, Sbírka tělesné výchovy

a sportu, sulla sua piattaforma online - eSbírky - kulturní dědictví on-line .

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

“Drogir

 

                                   

Trollywood & Tragurcash”

 

                                   

 

                                   

Una e trina

 

                                   

(s)fortunatissima realtà

 

                                   

 

                                   

 

                                   

La Traù che t'aspetti è ancora lì in attesa del bacio del

risveglio, quella che non t'aspetti ti si inghiotte e vomita

senza sosta...



Al di là di tutto, una dichiarazione d'amore a Trogir -

piaccia o no, anche la mia Città - dove si sta tutti così

stretti stretti, da non poter esistere - in bene e in male -

altro che “noi”!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Trogir intorno all'anno 1900, la "Loggia", il pubblico tribunale veneziano

all'aperto sulla piazza principale - Národní Muzeum, Museo Nazionale della

Repubblica Ceca, Praga

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Come si tratta la Città

 

                                   

come se ne maltrattano

 

                                   

monumenti e edifici

 

                                   

 

                                   

Così si maneggia male

 

                                   

anche la storia

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Come di un dipinto

il restauro non si limita

alla superficie pittorica

 

va comprenderne

il telaio, la cornice, i chiodi

che fermano la tela

 

l'opera tutta

altrettanto il restauro

di un edificio.

 

                                   

 

                                   

“Drog-ir” non ha bisogno di spiegazioni, le droghe qui

dilagano quasi un modus vivendi o, meglio, 

supravvivendi...

 

Da lì l'associazione immediata al “mondo delle

apparenze”, non di sostanza, ma di “facciate” del tutto

vuote dietro, una “realtà falsa e falsificante” alla

Hollywood, da cui “Tro-llywood”.

 

Infine dal suo nome in Dalmatico , “Tragur”, la naturale

assonanza con quello del famoso mercato marocchino di

مراكش o Marrakech o Marra-“kesh”, purtroppo

assolutamente non casuale, “Tragur-cash”!

 

 

L'isolotto del Centro Storico deve avere la più alta

densità di ATM Bancomat al mondo, un primato da

Guiness - “Ovunque ci sia un buco là c'è un Bancomat”

(e se il buco non c'è, nema problema, celo facciamo).

 

Un sistematico svilimento caoticamente commerciale

di tanta vera lunga storia e cultura al più basso livello

possibile.

 

 

Della “protezione UNESCO” si è finiti per fare una

grande ipocrisia e un lucrativo mercimonio, così durante

i teorici tre mesi d'alta stagione - in pratica nove mesi

all'anno! - quasi non esiste più un metro quadrato della

cittadina che non sia direttamente o indirettamente

commercializzato a fini turistici, ora anche gli

ultimissimi spazi liberi della passeggiata sulla famosa

“Riva”, la banchina di attracco dalla Fortezza del

Camerlengo all'antico Ponte di Čiovo, nonchè

passeggiata per eccellenza del luogo e salotto di

tavolate a vista d'occhio di bar, pizzerie, trattorie e

ristoranti, senza soluzione di continuità...

 

 

Oggi non c'è quasi edificio, abitato o disabitato che sia,

lungo le strette “calli” del Centro Storico che non sia

sventrato e svuotato della sua anima per far posto a

negozi, negozietti, gelaterie, agenzie, uffici di cambio e

macchinette Bancomat.

 

Non c'è luogo pubblico o palazzo o piazzetta o stradina

della Città Vecchia che non siano occupati, nascosti e

deturpati dietro miriadi di ombrelloni, tende da sole,

divisori - con vasi, piante, paretine d'ogni genere e di

più - mercanti, mercatini delle pulci, banchetti di

ambulanti, souvenir e street food, insegne commerciali,

striscioni, cartelli promozionali, cartelloni pubblicitari...

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Amatori ed esperti

 

                                   

in stretta collaborazione

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Naturalmente le “Autorità” fanno di tutto per dare il loro

migliore contributo a questo stato di cose in perversa

evoluzione, quelle locali permettendo, se non

incoraggiando, lo scempio, quelle di più alto rango

agendo col monocolo o non rispettando loro per prime le

regole che si danno.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Sopra il celeberrimo antico Portale del Maestro Radovan, dignitosamente

coperto dalla sua originale patina del tempo, cioè prima dell'intervento di

"restauro"

 

                                   

 

                                   

 

                                   

A dirla com'è, si va avverando quel brutto

presentimento che perdura ormai da anni, perché

“Trollywood” la si conosce già, la “Trogir di facciata” o

delle facciate, fisiche e metaforiche, la Trogir di “chi” e

“chi” e “chi”.

 

“Chi” fa il proprio comodo ignorando e leggi e

normative, coperto da reti di omertà e malleabilità

burocratica.

 

“Chi” viene fiscalmente crocifisso, per statuire esempi

una tantum di best practice da esibire a riprova della

rigorosa applicazione di quelle leggi e normative che di

regola non vengono rispettate né fatte rispettare,

“scalpi” da bandire come trofei a livello locale, nazionale

e internazionale per coprire tutto il resto del marcio.

 

“Chi”, preposto a controllare i controllori, chiude

volentieri tutti i possibili occhi, svuotando così di

significato le stesse proprie regole e limitandosi a

mediatiche visite cerimoniali in realtà di mutua

conferma di potere.

 

 

Come nella dominante “Trogir di plastica” pseudo-avorio

Made-In-China, quella che tra l'altro ipocritamente

proibisce di sabbiare i muri delle case private affinché

mantengano “i segni del tempo”...

 

... e poi ti fa ripulire tirandolo a lustro quel capolavoro

di monumento mondiale che è il Portale del Maestro

Radovan, l'ingresso della Cattedrale di San Lorenzo, una

perla del Duecento, oggi così lindo e sbiancato da

sembrare finto, come il sorriso di un spot di dentifrici,

da guardare preferibilmente con occhiali da sole!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

E qui il Portale Portale del Maestro Radovan "nuovo" (di zecca!), "in tutto

il suo splendore", cioè dopo l'intervento di "pulizia e restauro" - no

comments...

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Pietra sì

 

                                   

ma non solo

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Gli addetti ai lavori sanno molto bene che l'architettura

veneziana neppure all'esterno è solo pietra, pochissimo

ferro, quasi niente legno - un falso da Hollywood!

 

Con qualche velleitario programma di tetti in coppo o

finto coppo, a Trogir il restauro “protetto” sembra

essersi fermato letteralmente e in ogni altro senso alla

superficialità delle facciate.

 

 

Quelle oggi in grandissima parte sterilmente appiattite

dall'asportazione o la non ricostruzione di qualsivoglia

dettaglio che non sia di pietra - camminatoi, ballatoi,

parapetti, balconate, scale, tettoie, verricelli...

 

Al contrario vi si aggiunge pietra a pietra incastonandoci

dettagli anche del tutto a casaccio, preferibilmente

barbacàn”, portastendini, cornicioni e lastre, rubati,

trafugati e riofferti a bizzeffe su un fiorente mercato

nero, elementi architettonici di cui quasi nessuno

conosce o si domanda più la funzione, murati nei posti

più improbabili “tanto per autenticarne l'antica

genuinità”.

 

Pacchianate da ignoranti furbastri ed eclettici factotum

per la goduria di turisti almeno altrettanto ignoranti, ma

da chi altri lasciate fare?

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Anche moltissimo legno

 

                                   

dentro e fuori

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Alla fine “scatoloni” senza personalità o minima

espressione, tali e quali ad ex-bellezze che, raggiunta

una certa età, restano “pietrificate” dalla chirurgia

estetica, gli edifici ammiccano con quei sorrisi proprio

tanto “americani” da porte e finestre di alluminio e

plastica, perfette, bianche ed accecanti (nel cuore del

Centro Storico addirittura tapparelle avvolgibili in PVC

sempre bianchissimo, perché infissi di semplice legno

ormai pochi o niente, da doverli cercare col lumicino!).

 

Un deplorevolissimo fenomeno che ricorda molto da

vicino quello del mito della “bianca antichità classica”,

cui la maggior parte delle persone ancora fermamente

crede, quello che ha contribuito sostanzialmente a

formare il moderno  “gusto occidentale” (ed in

particolare Hollywoodiano/Nord-Americano appunto),

quello che il turista “dozzinale”, mordi e fuggi o

comunque non artisticamente formato, “si aspetta”

secondo una visione ormai profondamente ed

intimamente integrata nel nostro “DNA pseudo-

culturale” da Disneyland.

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

                                   

 

                                   

 

 

                                   

 

                                   

 

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

I “Pellerossa” hanno copricapi di piume, si mandano

segnali di fumo e invocano con danze e canti la pioggia,

gli Africani seminudi, lucidi di sudore e occhi sbarrati da

eccitanti suonano i loro tam-tam su tronchi svuotati

dalle termiti nelle loro foreste, gli Asiatici tutti seduti

immobili ad aspettare lungo i fiumi che i loro nemici

siano portati via dalla corrente...

 

Onde per cui, le Città Veneziane sono tutte solo di pietra

bianca, anzi bianchissima, quinte interminabili piatte e

livide, sterili sepolcri sbiancati che da secoli ormai

hanno perso ogni gioia di vivere - diamo a ciascuno ciò

che si aspetta!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Ne saranno orgogliose le Autorità locali, per aver fatto

e venirgli riconosciuto un buon lavoro politico-

amministrativo, contenta la gente del posto, quando

tutto apparirà così in ordine, ripulito e lindo, felici i

turisti che troveranno proprio quello che volevano

venendo fin qui - e giù click, click, click col telefonino a

dimostrazione che “ci sono stato anch'io!”.

 

Appagati saranno albergatori, affittacamere, ristoratori, 

commercianti ed armatori, che dopo il “pienone” estivo

potranno tranquillamente godersi i mesi invernali senza

dover fare niente, aspettando il prossimo, e più

soddisfatto di tutti l'UNESCO, per aver incluso un tale

gioiello nella sua collezione proteggendolo da “attacchi

incivili”...

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

E tanto tanto ferro

 

                                   

dappertutto!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Quindi rarissimo poter trovare ancora sugli esterni degli

edifici - ufficialmente tutti “supervisionati” e “protetti” -

oggetti o addirittura semplici dettagli originali in ferro,

bisogna cercarli col lumicino, dato che la strangrande

maggioranza degli attributi in metallo o è stata

regolarmente tolta (forse di “disturbo” alla facciata) o

rubata (per rivendersi il metallo)...

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Resta il coperchio di un pozzo nel cortiletto d'ingresso

del Monastero benedettino di San Nicola, sul muro di

Porta di Terra un gancio, l'attacco snodato per le

punizioni corporali su una delle colonne della Loggia,

qua e là qualche anello per legare gli animali da soma,

qui un chiodo in ferro battuto, di quelli ancora fucinati a

mano, la grata verniciata di una finestrella sul retro di

una delle pochissime case in stile romanico rimaste, un

giunto di ferro per tenere su l'architrave spezzato nel

"sotopòrtego" della chiesetta di San Martino...

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Quindi barbacani e altri “strani” manufatti a casaccio

sulle facciate, per “anticarle” (?!), e all'interno degli

edifici assurde se non mostruose strutture in cemento

armato, a tener su come stampelle muri perimetrali

pericolanti, magari  puliti e stuccati in superficie ma con

una malta diventata ormai dopo secoli diventata farina.

 

E rimane l'umidità mai sanata, che a noi umani divora le

ossa e ai muri fa “scoppiare” gli intonaci e rinverdisce di

muffa pareti appena imbiancate, tanto da ridistruggere

in profondità dopo pochi mesi tutto quello che si è

appena “amorosamente” stuccato...

 

Lo dimostra con ogni possibile eloquenza quella preziosa

chiesetta del 900! - non 1900 - di San Martino (o Santa

Barbara), dietro la Loggia sulla grande piazza, ricaduta

in penosa disgrazia neppure un inverno dopo il suo

costoso “restauro”!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

 

 

   

 

                                   

 

                                   

 

 

   

 

                                   

 

                                   

 

                                   

Moltissimi interni di case private poi - anche di quelle

già palesemente “povere”, come di fatto la stragrande

maggioranza - sfoggiano oggi un finish con quel non so

che di “kitch & chic” quasi standardizzato ormai -

luccicanti marmi lustri à go-go, supermoderne lastre di

cristallo antiurto a“sandwich” e acciaio inox sempre

high polished e a volontà - perché evidentemente qui la

gente è stata educata ad apprezzare questo tipo di

eleganza “moderna”.

 

Vengono sistematicamente evitati tecniche e materiali

“poveri” d'epoca - come pietra locale semigrezza, mai

levigata né, tantomeno, lucidata, pavimenti veneziani in

tavolato grezzo o graniglia antica, semplici e

deteriorabili inredi e dettagli in legno e ferro - neppure

a pensarci...

 

Investire in veri restauri sarebbe un cattivo

investimento, cioè soldi “a perdere”, e di conseguenza

oggi lo potremo vedere soltanto in qualche edificio

pubblico e, al massimo, in un paio privati - ma...

 

                                   

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                 

 

                                   

 

                                   

Anche se tardi

 

                                   

per fortuna il vento

 

                                   

sta cambiando!

 

                                   

 

                                   

 

                                   

E ancora, per quanto riguarda gli esterni - sempre

“supervisionati da apposita competente autorità” o forse

soltanto “preposta” - di pavimentazioni o altre strutture

lignee, di cui tutti gli edifici e abitazioni veneziani

quattrocenteschi, cinquecenteschi, seicenteschi e

settecenteschi pur sono documentatamente ricchissime

non solo “per tradizione”, ma per chiarissimi e molto

ben conosciuti motivi di portanza su fondazioni

palafittate in acqua o comunque su fondi cedevoli?

 

A Trogir solo una originale, miracolosamente preservata

(un unicum!), e pochissimi, anzi rari, rarissimi esempi

ricostruiti in edifici pubblici oggetto di restauri (sulla

piazza principale la Cattedrale con le sue tettoie laterali,

la Loggia ora ricostruita, pochissime abitazioni private,

come la “Casa del Governatore”)...